Per anni mi hanno detto che ero intelligente. E i risultati sembravano confermarlo: 110 e lode al Politecnico di Milano, due volte. Sviluppatore di algoritmi per progetti dell'ESA. Poi sette anni a Londra e una carriera come Product Manager.
Da fuori sembrava andare tutto bene. Dentro sentivo una distanza che non riuscivo a spiegare.
Avevo capacità, idee, ambizione. Eppure cambiavo continuamente direzione, mi distraevo, mollavo, cercavo qualcosa di nuovo, inseguivo conferme.
Continuavo a vivere rincorrendo la persona che sentivo di poter essere.
Nel 2015 mi capitò tra le mani The Untethered Soul di Michael Singer. Una delle prime domande del libro era semplicissima:
Non sapevo rispondere.
L'idea che potessi osservare i miei pensieri e quindi non coincidere necessariamente con loro mi colpì profondamente. Negli anni successivi regalai quel libro a decine di persone.
Allora non potevo saperlo, ma quella domanda avrebbe accompagnato gran parte del lavoro che avrei fatto su me stesso negli anni successivi: chi sono io rispetto ai miei pensieri, ai miei impulsi e soprattutto ai miei comportamenti?
Nel lavoro cambiavo continuamente. Da fuori poteva sembrare ambizione. Spesso era fuga: arrivavano routine, incertezza, paura di fallire e io cercavo una nuova direzione.
Nelle relazioni succedeva qualcosa di simile. Dopo una relazione durata quindici anni arrivarono anni di app, conquiste e ricerca di validazione. Un rifiuto poteva diventare una minaccia enorme al mio valore. Intanto c'erano scrolling, pornografia, confronto, gratificazioni immediate.
Il disagio arrivava e io reagivo.
La cosa più dolorosa era vedere chiaramente la distanza tra ciò che facevo e la persona che sentivo di essere.
Durante una relazione che sarebbe poi finita in modo molto doloroso, davanti ad alcuni comportamenti con cui stavo ferendo la persona che amavo, arrivai letteralmente a gridare:
Lo sentivo davvero.
Era come guardarmi agire tirato da fili invisibili, sapendo che quelle azioni non rappresentavano la persona che volevo essere e senza riuscire, in quel momento, a interromperle.